| MiмчCull℮и's profile"...Lei mi sognava, io a...PhotosBlogLists | Help |
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September 05 "NiENTE AVEVA PiU' SENSO"Mi ridestai all'improvviso. Nel dormiveglia, capii che non era ancora giorno.
Chiusi gli occhi, mi stiracchiai e mi rigirai. Mi bastò un secondo per realizzare che con un movimento simile avrei dovuto cadere per terra.
E che ero fin troppo comoda. Mi rigirai di nuovo, cercando di vedere qualcosa.
«Scusa», mormorò così dolcemente che la voce sembrava uscire dalla notte. «Non volevo svegliarti».
M'irrigidii in attesa di una sfuriata - sua e mia - ma nell'oscurità della notte tutto era calmo e tranquillo. Nell'aria sentivo quasi la dolcezza del ritrovarsi, una fragranza distinta dal profumo del suo respiro. Il senso vuoto che provavo quando eravamo distanti aveva perso il retrogusto amaro, un sapore che non avevo mai consciamente notato finchè non era sparito. Non c'era tensione. L'atmosfera era avvolta da un senso di pace, non come la quiete prima della tempesta, ma come una notte chiara, nemmeno sfiorata dall'idea di una tormenta.
E poco contava che dovrei essere arrabbiata con lui.
Che avrei dovuto essere arrabbiata con tutti. Mi allungai per raggiungerlo, trovai le sue mani nel buio e mi spinsi accanto a lui. Le sue braccia mi avvolsero, mi cullò sul suo petto. Le mie labbra lo cercarono, a caccia lungo il suo collo, sul mento, finchè non trovai la sua bocca.
Edward mi baciò dolcemente, poi sogghignò.
«Ero pronto a una collera che avrebbe fatto invidia ai grizzly, ed è questo che ottengo? Ti dovrei far infuriare più spesso.»
«Dammi un minuto per elaborarla», scherzai e gli diedi un'altro bacio.
«Tutto il tempo che vuoi», sussurrò contro le mei labbra.
Intrecciò le dite nei miei capelli.
Il mio respiro si fece irregolare. Forse domani mattina.
«Come preferisci».
«Bentornato», dissi mentre le sue labbra fredde premevano sulla mia mascella. «Sono felice di rivederti».
«Questa è davvero un gran bella cosa».
Annuii stringendogli le braccia al collo.
Con la mano seguì la piega del gomito, muovendosi lentamente lungo il braccio, fra le costole e la vita, seguendo i miei fianchi e giù sulle gambe, attorno al ginocchio. Si fermò lì e mi strinse piano il polpaccio. All'improvviso mi sollevò la gamba e la posò sul suo fianco.
Mi si fermò il respiro. Di solito non si concedeva gesti coem quello. Malgrado le sue mani fredde, sentii un calore improvviso. Le sue labbra si muovevano sull'incavo alla base del mio collo.
«Non per scatenare prematuramente l'ira, sussurrò, ma ti dispiacerebbe spiegarmi cosa c'è che non va in questo letto?».
Prima che poessi rispondere, prima che potessi anche solo concentrarmi per dare senso alle sue parole, si girò sul fianco e mi tirò sopra di sé. Mi prese il viso fra le mani, inclinandolo verso l'alto per potermi sfiorare il collo con le labbra. Quasi ansimavo e forse era imbarazzante, ma in quel momento non me ne importava niente.
«Il letto, disse di nuovo». «Secondo me è carino».
«E' superfluo», riuscii a dire.
Avvicinò ancora il viso e le mie labbra si modellarono di nuovo sulle sue. Lentamente, si girò fino a poggiarsi su di me. Si tenva con attenzione per non pesarmi addosso, ma sentivo il marmo freddo sel suo corpo premere contro il mio. Il mio cuore martellava così forte che era difficile persino udire la sua risata tranquilla.
«Osservazione discutibile», obbiettò. «Questo sarebbe difficile da fare su un divano».
Fredda come il ghiaccio, la sua lingua segnò leggera i contorni delle mie labbra.
Mi girava la testa, con ilrespiro troppo corto e veloce.
«Hai cambiato idea?», chiesi senza fiato. Forse aveva ripensato a tutte le sue regole scrupolose. Forse quel letto aveva un significato diverso da ciò che immaginavo. Mentre aspettavo la risposta, il cuore mi batteva così forte da farmi male.
Edward sospirò, si voltò e tornò a distendersi al mio fianco.
«Non essere ridicola», disse con tono decisivo di disapprovazione: di certo aveva capito cosa intendevo. «Stavo soltanto provando a illustrarti i benefici del letto che a quanto pre non hai apprezzato. Non lasciarti prendere la mano».
«Troppo tardi», borbottai. «E il letto mi piace, aggiunsi.
«Bene», sentii il suo sorriso mentre mi baciava la fronte.
«Anche a me».
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